Il Neretto di Salto

Il Neretto di Salto (Nèiret ‘d Saut) è un vitigno autoctono ormai rarissimo, originario del territorio di Salto, da cui prende il nome. Un tempo diffuso e apprezzato, oggi non è più coltivato se non in pochissimi esemplari recuperati dopo anni di ricerche. Si tratta di una vite molto vigorosa, con foglie trilobate o pentalobate, grappoli compatti e acini piccoli dalla buccia spessa ricchissimi di antociani. I documenti risalenti alla fine del 1800, testimoniano Vini una buona gradazione alcolica e di ottima qualità; ad oggi non vi sono dati in quanto non risulta più vinificato in purezza.

La zona di coltivazione

Fino agli inizi del Novecento il Neretto di Salto era coltivato in tutta l’area compresa tra Salto e Priacco, oltre che nei comuni limitrofi dell’alto Canavese. Il territorio che si estende dalla casaforte di Torre Pietra attraverso gli abitati di Del Deiro e Nava fino a Salto è da sempre vocato alla viticoltura. Oggi ne restano come testimonianza gli splendidi terrazzamenti che, tra i boschi, scendono dal Monte Belice verso la valle.

Attualmente sopravvivono soltanto pochi esemplari, oltre ad alcune piante forse conservate inconsapevolmente in piccole vigne familiari. Fortunatamente il vitigno è stato catalogato e tutelato nella Collezione ampelografica di Grinzane Cavour, importante patrimonio genetico che raccoglie vitigni rari e a rischio di estinzione del Piemonte e di altri territori.

Nel 2021 si è riusciti a recuperare alcune gemme per reintrodurre il Neretto nei terreni della casaforte di Torre Pietra. Dopo oltre sessant’anni questo vitigno è tornato a mettere radici nei suoi luoghi originari. La nonna di Dino, Mariuccia Bonatto Marchello, ricordava i racconti della propria nonna, Domenica Perono Garoffo, che negli anni Sessanta descriveva le terre circostanti la cascina ricche di vigne di Neretto alternate a frutteti, orti e campi di cereali questi ultimi destinati all’autoconsumo. Qui si producevano vino e frutta che ogni giovedì venivano portati a vendere al grande mercato di Cuorgnè, sotto gli antichi portici medievali. Di fronte a voi ne potete vedere alcuni esemplari del vitigno.

La Pecora di Cuorgnè

Un’altra peculiarità del territorio è la Pecora di Cuorgnè, detta anche Savoiarda, una razza ovina autoctona oggi anch’essa in via di estinzione. È un animale di medie dimensioni a triplice attitudine: carne, latte e lana. Facilmente riconoscibile per le macchie nere attorno agli occhi e sul muso, per le orecchie piccole anch’esse pigmentate di nero e per le corna presenti in entrambi i sessi: robuste e spiralate nei montoni, più corte e appiattite nelle femmine. Questa razza era allevata ancora fino al 1990 nel territorio di Salto da Ronchietto Michele. Oggi, secondo gli ultimi dati disponibili, in tutto il Piemonte sopravvivono poco più di duecento capi. Nonostante sia inserita in programmi di conservazione, resta una razza fortemente minacciata e bisognosa di tutela.

Sezione Recupero 1

Bibliografia

  • Appunti per una storia di Cuorgnè - Mario Bertotti

  • Passeggiate nel Canavese - Antonino Bertolotti

  • Associazione RARE

Finanziato da:
Finanziato dall'Unione Europea - NextGenerationEU Ministero della Cultura Regione Piemonte Italia Domani
Progetto: Casa-forte di Torre Pietra [PNRR, M1C3 - Investimento 2.2] finanziato dall'Unione europea - NextGeneration EU Codice CUP: J78C22000300006
Recupero e restauro conservativo della Casa-forte di Torre Pietra
Con la supervisione:
SABAP Torino