Guardiani del Territorio: Tra presidio e storia
L’importanza di sorvegliare il territorio
La casaforte di Torre Pietra si distingue dalle altre caseforti del territorio per la propensione come torre d’avvistamento. La posizione strategica, collocata all’imbocco delle valli, garantisce infatti una visuale privilegiata sullo sbocco vallivo dell’Alto Canavese e, in particolare, sull’area di Cuorgnè, con le sue torri medievali del borgo e il castello di Valperga.
Un elemento di particolare rilievo è l’apertura situata sopra la finestra rivolta verso valle: si tratta di un foro destinato all’ingresso dei colombi viaggiatori, mezzo di comunicazione rapido ed efficace per l’epoca. La combinazione tra l’ampia visuale sullo sbocco vallivo e la possibilità di comunicare velocemente suggerisce che la torre fosse presidiata in modo continuativo da un corpo di guardia.
Ai piedi della struttura è inoltre presente un pozzo coevo, dettaglio tutt’altro che secondario: la disponibilità di acqua nelle immediate vicinanze evitava di dover raggiungere ruscelli o fontane distanti centinaia di metri, garantendo autonomia in caso di pericolo. È verosimile che attorno alla torre sorgessero fabbricati minori, forse in legno e materiali effimeri, destinati a funzioni collegate al fondo agricolo. La torre, il pozzo e queste pertinenze potevano essere racchiuse e protette da un muro, così da garantire un minimo di sicurezza per accedervi.
Una preziosa testimonianza ottocentesca ci viene dall’ingegnere Camillo Boggio che, nel suo scritto “Torri, case e castelli nel Canavese”, descrive e disegna la torre, menzionando anche un muro che probabilmente delimitava la corte circostante cit. “Un piccolo muro racchiude breve spazio di terreno attorno”.
C. Boggio presenta la cosiddetta “torre della pietra” come una costruzione isolata, interamente in pietra, articolata su quattro piani e impostata su un grande masso affiorante dal suolo. L’accesso al piano terreno avveniva tramite gradini nella roccia viva; le aperture, differenti per forma e lavorazione degli archivolti, testimoniano una cura costruttiva significativa. I solai lignei collegavano i piani mediante scale interne anch’esse in legno, mentre la copertura era a due falde in ardesia.
Il contesto del Canavese medievale
Per comprendere appieno il ruolo strategico delle caseforti e di Torre Pietra è necessario inserirle nel quadro storico del Canavese medievale, territorio segnato da conflitti continui tra poteri locali e autorità sovraterritoriali.
All’inizio dell’XI secolo il Canavese fu teatro delle guerre Arduiniche (1002–1015). Arduino d'Ivrea, sostenuto da Signori canavesani e da casate nobili del nord italia e da parte del clero, fu incoronato re d’Italia a Pavia con la Corona Ferrea, opponendosi all’imperatore Enrico II. Per oltre un decennio rivendicò il trono italico, ma nel 1014 Enrico II discese in italia e lentamente riprese potere nel Settentrione italiano, la superiorità delle forze imperiali unite alla forte resistenza di una parte di vescovi-conti come il vescovo di Vercelli Pietro e quello di Ivrea Warmondo lo costrinse progressivamente a ripiegare nei suoi territori d’origine. Dopo mesi di assedio nel castello di Sparone, nel 1015 Arduino dovette arrendersi e il Canavese tornò sotto il controllo imperiale.
Nei secoli successivi le tensioni non diminuirono. Tra XIII e XIV secolo esplosero violenti contrasti tra le principali casate locali. La cosiddetta Guerra del Canavese (1339–1362) vide contrapporsi i Conti di Valperga, di parte ghibellina, e i Conti di San Martino, di parte guelfa. Il cronista Pietro Azario, nel De Bello Canepiciano, cita anche il “Castrum Perticae”, identificato con la casaforte di Pertia, descrivendolo come un baluardo quasi leggendario, addirittura tentando di legare Pertia alle vicende Arduiniche di due secoli prima. Riferisce che sia difendibile da pochi uomini armati grazie ad un passaggio obbligato sorvegliato da una torre.
A questi conflitti seguì, a distanza di pochi decenni, la rivolta popolare del Tuchinaggio. Le comunità di Cuorgnè e delle valli circostanti insorsero contro i signori locali, esasperate da anni di guerre, soprusi e crescente pressione fiscale. Le richieste erano chiare: maggiore autonomia, riconoscimento degli statuti comunali, riduzione dei tributi e soprattutto il diritto di trasmettere i beni anche alle eredi femminili. In assenza di figli maschi, infatti, le proprietà tornavano ai signori feudali, causando la rovina di intere famiglie che così non avevano di che sostentarsi.
Le rivolte cessarono con l’intervento di Amedeo VI di Savoia, il Conte Verde, che consolidò l’influenza sabauda nell’area. Le comunità delle valli Orco, Soana, Valchiusella e della Valle Sacra, insieme a Cuorgnè, dovettero pagare ingenti risarcimenti. Da quel momento i Savoia si affermarono come nuova potenza dominante nel territorio, ma anche sotto la loro egemonia il Piemonte venne coinvolto in vari conflitti che sfociarono con occupazioni e guerre da parte delle truppe francesi e spagnole.
Un presidio di un sistema di controllo e difesa
Le caseforti si inserivano in un sistema complesso dipendente dai Castelli di fondo valle, diventano un presidio dove i Dominus feudali tramite vassalli riscuotevano tributi in natura ed esercitavano il controllo dai fondi agro pastorali.
In questo contesto castelli come il Castello di Salto, i castelli di Pont Canavese o il Castello di Sparone erano la spina dorsale del dominio feudale e le caseforti estensione dello stesso, in capillare nel territorio.
La conservazione delle caseforti alpine del Canavese è un atto vitale, non solo per per comprendere appieno le vicende dei secoli medievali e tramandarene la memoria. Ogni casaforte racconta un aspetto comune delle comunità alpine, racconta la storia dei nostri avi ed al tempo stesso narra la storia del proprio territorio. Ancora oggi, dopo secoli, i luoghi in cui sorgono queste strutture parlano della vita e delle necessità dei loro abitanti e signori.
Non sono solo uno scrigno architettonico di storia ed identità delle comunità che le tutelano, ma possono essere un vero e proprio attrattore turistico valorizzando tutto il territorio.
Vi invitiamo a fare visita a tutte le caseforti canavesane, ad ammirare ed immergervi nella natura che le circonda e goderne della storia e del bellissimo territorio che è tutto da valorizzare.
Illustrazione dei castelli canavesani, contenuta nel manoscritto di Pietro Azario. Sulla sinistra a metà dell’immagine vi è l’elenco dei castelli tra cui quelli di Pont, Cuorgnè, Valperga e Salto.
Bibliografia
Appunti per una storia di Cuorgnè - Mario Bertolotti
Una Casaforte della Montagna Canavesana: Il “castello” di Pertica - Angelo Paviolo
Caseforti Montane nell’alto Canavese. Quale futuro? Micaela Viglino Davico
L’uomo del Medio Evo - Fernando Vittorino Joannes
Breve storia del Piemonte - Pier Angelo Chiara
Arte Medievale in Canavese - Franco G. Ferrero, Enrico Formica