La geologia incontra la Storia
La Casaforte di Torre Pietra e l’intera borgata devono il loro nome alla parola “pietra”. Il toponimo deriva con ogni probabilità dal grande masso erratico su cui la Torre è interamente fondata.
Questa scelta costruttiva, estremamente lungimirante, ha permesso all’edificio di arrivare fino a noi senza subire cedimenti e danni strutturali, nonostante il passare dei secoli e lunghi periodi d’incuria.
Costruire direttamente su un monolite di tali dimensioni ha garantito alla struttura una base solida, che agisce come smorzatore sismico, in quanto essendo depositato sopra il terreno mitiga le sollecitazioni grazie alla massa di circa 500 tonnellate (per darvi un'idea come 120 elefanti o come 350 auto), attenuando la velocità e l’intensità delle scosse sismiche agendo nei confronti della struttura della torre come un pendolo.
La Facciata Sud
In origine, la Casaforte non aveva accessi su questo lato (verso valle).
Al posto della porta attuale era presente una feritoia, oggi murata.
L’unica apertura originaria è la piccola finestrella trilitica situata all’ultimo piano, dalla quale si poteva controllare l’imbocco della valle.
Poco sotto il colmo del tetto si trova un’altra apertura di dimensioni ridotte: si tratta di un accesso per i colombi viaggiatori.
Il Masso Erratico: un viaggio di 150.000 anni fa
Ma cos’è esattamente un masso erratico?
Si tratta di un grande blocco di roccia trasportato da antichi ghiacciai e depositato anche molto lontano dal luogo di origine.
Il masso su cui sorge la Torre è un monolite di Gneiss Occhiadino, una roccia caratterizzata dalla presenza di cristalli chiari (come il quarzo) ben visibili nella struttura. Questo tipo di roccia proviene verosimilmente dal Massiccio del Gran Paradiso, nell’alta Valle Orco.
Circa 150.000 anni fa, un imponente ghiacciaio scendeva dalle valli Orco e Soana, raggiungendo un’altitudine di circa 600 metri sul livello del mare. Durante la sua lenta ma inarrestabile discesa strappando enormi blocchi di roccia dai versanti montani, inglobandoli nella massa glaciale e nel corso dei millenni li trasportava verso valle.
Con il progressivo scioglimento dei ghiacci, questi massi venivano depositati sul fondo e sui fianchi delle valli, dando origine a quello che oggi definiamo paesaggio morenico.
I massi erratici nel territorio di Torre Pietra
Ancora oggi, a distanza di migliaia di anni, il territorio conserva numerosi massi erratici nel terreno di fronte alla Torre, nei boschi circostanti, sulle pendici del Monte Belice, tra i borghi montani di Faiallo, Nava e Navetta, nonchè in tutto il fondo delle valli orco e soana.
Un tempo il loro numero era sicuramente maggiore. Nel corso dei secoli, infatti, gli abitanti li hanno utilizzati come prezioso materiale da costruzione per edificare case, per realizzare muretti a secco di contenimento, per tracciare mulattiere, per costruire terrazzamenti utilizzati per coltivare.
Anche la borgata di Torre Pietra è costruita con blocchi ricavati da questi massi erratici presenti nei terreni circostanti.
Le tracce dell’antico ghiacciaio
Dell’enorme ghiacciaio che dominava questo territorio oggi rimane visibile solo una parte della morena frontale, osservabile da questa posizione in direzione sud-est, verso Sant’Anna Boschi.
In origine la morena si estendeva dalle pendici di Belmonte fino a Sant’Anna Boschi di Castellamonte.
Gran parte della massa detritica è stata nel tempo erosa dal fiume Orco, che ne ha modificato profondamente l’aspetto rendendola oggi meno riconoscibile.
Le immagini allegate mostrano in azzurro, l’estensione originaria del grande ghiacciaio.
Bibliografia
Libro geologia alpina
Caseforti Montane nell’alto Canavese. Quale futuro? Micaela Viglino Davico
Appunti per una storia di Cuorgnè - Mario Bertotti
Omaggio a Don Perotti - Realizzato dagli amici di Don Attilio