L’orto Medievale
L'orto medievale era uno spazio fondamentale, non solo per la sussistenza alimentare ma anche per la vita spirituale e terapeutica, spesso organizzato all'interno di monasteri, castelli o nelle pertinenze delle abitazioni contadine. Caratterizzato da una struttura chiusa cinta da mura o siepi; definito Hortus Conclusus, era progettato per essere un ecosistema autosufficiente e ordinato.
Già nel IX secolo, Carlo Magno emanò il Capitulare de villis uno dei documenti amministrativi più celebri dell’alto medioevo. La promulgazione del Capitulare de villis ci offre un incredibile sguardo sulla vita organizzativa, economica ed agricola medievale.
Il documento contiene un elenco obbligatorio di piante che dovevano essere coltivate nei giardini reali. Questa lista botanica ha influenzato l'agricoltura europea per secoli.
L’HERBULARIUS
La Scienza Medica e Farmaceutica
In quest'area vengono coltivate le erbe "semplici", i principi attivi naturali utilizzati per la preparazione di medicamenti, unguenti e infusi:
La Salvia Officinalis nota per le sue proprietà toniche e igienizzanti, il suo nome deriva dal latino salvus (sano).
La Menta utilizzata per rinfrescare l'alito e calmare lo stomaco.
La Ruta utilizzata dagli studiosi per alleviare l'affaticamento della vista e per le sue doti antisettiche.
Lavanda e Rosmarino essenziali per l'igiene personale e degli ambienti, utilizzate per profumare i tessuti e contrastare i miasmi.
Assenzio: per i problemi digestivi.
Giglio e Rosa: oltre al valore simbolico e ornamentale, erano usati per oli e infusi lenitivi. Piante Tessili: Lino e Canapa: fondamentali per i tessuti.
Piante Tintorie: qui trovano spazio anche specie come la malva, il tarassaco o l’iperico, e moltissime altre usate per estrarre pigmenti per i tessuti, soprattutto: la Gualda (Reseda Luteola per il colore giallo intenso), il Guado (Isatis Tinctoria per il colore blu) e la Robbia (Rubia Tinctorum dalle sue radici si trae il colore rosso), piante tintorie ampiamente coltivate e necessarie per tingere tessuti e filati.
L’iperico è conosciuto come “scacciadiavoli” in quanto, secondo la tradizione, protegge dalle streghe e dagli spiriti maligni, veniva appeso agli ingressi delle abitazioni al fine di proteggerle.
L’Hortus
Dedicato alla produzione di vegetali destinati al consumo alimentare. La dieta medievale si basava sulla stagionalità e sulla conservazione.
Cereali: Orzo, segale, avena e miglio erano i più diffusi. Il frumento era un lusso destinato al pane bianco dei nobili. I poveri mangiavano pane scuro (una miscela di segale e frumento) e molta polenta di miglio, farro, segale, orzo o farina di castagne, non di mais in quanto arrivò dopo la scoperta dell’America in Europa, e zuppe di cereali.
Porri, aglio e cipolle, resistenti e facili da conservare, costituivano la base aromatica di ogni pasto, insieme a cavoli, bietole, spinaci e acetosa. Il cavolo, in particolare, era la verdura di sopravvivenza per eccellenza durante l'inverno.
Poiché il sale era costoso, si usavano molte erbe aromatiche come il timo, la maggiorana, l’origano e il prezzemolo per insaporire i cibi.
I legumi come fave, fagioli, ceci, cicerchie e lenticchie rappresentavano la principale fonte di proteine vegetali della dieta.
I fagioli che conosciamo oggi (Borlotti, Cannellini) non esistevano in Europa; sono arrivati dall'America dopo il 1492. Nel Medioevo si coltivava e consumava il fagiolo dolico dall'occhio nero. Le radici come rape e pastinache venivano coltivate come fonte di carboidrati (in assenza delle moderne patate).
Tutte le specie qui presenti sono autoctone o introdotte dall'Oriente in epoca antica. Non sono presenti specie importate dalle Americhe come pomodori, patate e peperoni.
Nelle due aiuole rialzate trovate alcuni esemplari delle piante sopra citate.
Bibliografia:
L’uomo del Medio Evo - Fernando Vittorino Joannes